L’ADHD nel DSM-V | Adult Adhd
Il disturbo da deficit d'attenzione negli adulti
L’ADHD nel DSM-V

dsmv[Nel 2013 è uscita la quinta edizione del DSM, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, edito dalla American Psychiatric Association e utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo. Il DSM-V non è stato ancora tradotto nel nostro paese e la traduzione, per i tipi di Raffaello Cortina, è attesa per il 20 marzo 2014. Nella trepidante attesa vediamo cosa dice l’edizione inglese sulla nostra “patologia preferita”]

La prima novità che salta agli occhi è l’enfasi posta sulla persistenza in età adulta: «l’ADHD spesso persiste in età adulta con conseguente compromissione sociale, accademica e nel funzionamento lavorativo».

Dal momento che già a p. 32 del DSM-V (che ne conta 947) si afferma esplicitamente l’esistenza dell’adult ADHD possiamo affermare senza tema di smentita che il DSM-V è “adult ADHD friendly“.

Una seconda novità di rilievo è che l’ADHD viene posto tra i disturbi del neurosviluppo nonostante i dati a disposizione, così si afferma nel DSM-V, autorizzassero la sua collocazione anche in altre macrocategorie, tra cui i disturbi del controllo degli impulsi, della condotta o da comportamento dirompente (p. 11).

Potrebbdsm1e non far piacere che l’ADHD si ritrovi in compagnia di ritardo mentale e autismo ma dal momento che si tratta, comunque, e in parte, di una collocazione arbitraria e stipulativa, questa modifica non dovrebbe avere alcun impatto significativo né sulla prassi diagnostica né sulle opzioni di trattamento.

L’ADHD viene trattato in forma estesa a pp. 59-66 dove viene definito come un «pattern persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo» (p. 59).

Vengono quindi elencati 9 sintomi di disattenzione e 9 di iperattività o impulsività.

Affinché sia soddisfatto il primo criterio diagnostico (A) devono essere presenti sei o più sintomi di disattenzione e/o sei o più sintomi di iperattività-impulsività. I sintomi devono persistere per un periodo di almeno 6 mesi, essere inappropriati per il livello di sviluppo e avere un impatto negativo sul funzionamento sociale, scolastico e lavorativo.

dsm-vI sintomi non devono essere solamente espressione di un atteggiamento oppositivo, ostile o di  di sfida né nella difficoltà nel comprendere compiti o istruzioni.

Interessante la nota successiva che specifica che per «gli adulti e gli adolescenti di età superiore ai 17 anni sono richiesti almeno 5 sintomi». Per queste categorie di pazienti è quindi sufficiente un numero di criteri minore. Questa specificazione è compatibile con le ricerche che indicano che la maggior parte degli adulti con ADHD non soddisfano più tutti i criteri diagnostici pur continuando a presentare una rilevante compromissione funzionale (e quindi il disturbo stesso).

dsmIl criterio B è soddisfatto se i sintomi si sono manifestati prima dei 12 anni. Anche in questo caso è stata introdotta una novità molto rilevante, perché il DSM-IV poneva la soglia a 7 anni. I motivi per i quali il criterio è stato modificato in tal senso dipende anche in questo caso dai nuovi dati emersi in sede di ricerca. La conseguenza sarà (verosimilmente) un maggior numero di diagnosi ma anche una minore insistenza sul requisito dell’età.

In precedenza, in assenza di una soddisfacente diagnosi alternativa, diventava infatti difficile capire cosa si dovesse diagnosticare a un bambino che avesse manifestato i sintomi ADHD solo a partire dagli 8 anni di età. A causa delle difficoltà della memoria prospettica non è inoltre sempre semplice ricostruire a posteriori a che età sono sorti i primi sintomi.

(segue)

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