Frederic Still (1902) e il “deficit nel controllo morale” | Adult Adhd
Il disturbo da deficit d'attenzione negli adulti
Frederic Still (1902) e il “deficit nel controllo morale”

still1Un caposaldo frequentemente citato nella storia dell’ADHD è George Frederic Still che viene considerato da molti autori come il principale precursore dell’approccio scientifico al disturbo da deficit d’attenzione (Barkley, 2006a; Conners, 2000; Palmer, & Finger, 2001; Rafalovich, 2001; Rothenberg & Neumarker, 2005) e questo nonostante la sua descrizione del disturbo non sia del tutto esente da tinte che oggi definiremmo “moralistiche”.

George Still, riconosciuto come il “padre della pediatria britannica” (Dunn, 2006), tenne tre lezioni al Royal College of Psychicians of London dal titolo «On some abnormal Phyical Conditions in Children» (Still, 1902). Alla base della sua relazione vi è in concetto di moral control che definisce come «il controllo dell’azione in conformità all’idea di ciò che è bene nel complesso» (Still, 1902, p. 1008).

Per Still il controllo morale dipende da tre fattori: la relazione cognitiva con l’ambiente, la coscienza morale e la volizione. Una deficienza nel controllo morale si può osservare sia in alcuni bambini ritardati sia in bambini che non presentano alcun ritardo mentale.

still2Quest’ultima categoria, a sua volta, può essere suddivisa in due sottocategorie ulteriori: i bambini che presentano «una patologica carenza nel controllo morale associata a una patologia fisica» e i bambini che presentano una «lacuna nel controllo come condizione morbosa, non associata a una generale compromissione dell’intelletto né a malattie organiche» (Still, 1902, p. 1077). Nel primo gruppo fa rientrare i casi di tumore cerebrale, meningite, epilessia, trauma cranici e febbre tifoide.

La distinzione tra le due categorie è interessante perché riecheggia la letteratura moderna sul disturbo che distingue un sottotipo organico (più raro) e un sottotipo essenziale e genetico (più frequente). Il campione su cui Still effettuò le sue osservazioni comprendeva 20 bambini, di cui 15 maschi e 5 femmine, una proporzione che rispetta all’incirca l’attuale rapporto di 3:1 comunemente osservato nell’ADHD Still stesso definisce questa proporzione come “affatto accidentale” (Still, 1902, p. 1080).

still3Al di là di queste suggestioni, tuttavia, il concetto di deficit nel controllo morale è in Still molto più ampio di quanto non lo sia nella caratterizzazione moderna del disturbo e finisce per comprendere casi che oggi definiremmo più propriamente come esempi di Disturbo Oppositivo-Provocatorio, Disturbo della Condotta o Disturbo Antisociale di Personalità.

Per il defective moral control cita i seguenti “criteri diagnostici”:

«1) forte emotività (passionateness) 2) tendenza alla malevolenza e alla crudeltà (spitefulness – cruelty) 3) invidia e risentimento (jealousy) 4) tendenza alla sregolatezza e mancanza di rispetto per le regole (lawlessness) 5) disonestà (dishonesty) 6) dispettosità e distruttività gratuità (wanton mischievouness – destructiveness) 7) mancanza di senso del pudore e immodestia (shamlessness – immodesty) 8) immoralità sessuale (sexual immorality) 9) brutalità (viciuousness)» (Still, 1902, p. 1009).

still4Ma al di là di questa descrizione, che non appare adeguata a definire il disturbo nella sua accezione moderna, Still aggiunge che «il minimo comun denominatore di queste caratteristiche è la tendenza all’autogratificazione ovvero alla gratificazione immediata del sé senza riguardo né per il bene degli altri né per il proprio bene a lungo termine o considerato nel complesso» (Still, 1902, p. 1009). Questa nota allude chiaramente alle difficoltà che hanno i soggetti ADHD con la delay of gratification e che è considerato in letteratura uno dei problemi più caratterizzanti del disturbo (Berkeley, 2006a).

still8Un’altra notazione importante di Still è quella secondo la quale il sintomo più comunemente osservato nei suoi pazienti è «un grado anormale di emotività (passionateness)» (Still, 1902, p. 1009) laddove con questo termine intenderebbe una forma di «impulsività in direzione degli scopi immediati» (Conners, 2000) o una «estrema rapidità nel manifestare qualsiasi tipo di emozione, e specialmente la frustrazione, la rabbia, l’ostilità e l’aggressività» (Barkley, 2006a). Still attribuisce questa vulnerabilità a un «fallimento patologico nel controllo dell’emotività» causata a sua volta da una «forma esagerata di eccitabilità» (Still, 1902, p. 1165). La passionateness descritta da Still finisce quindi per essere molto simile al concetto moderno di impulsività, che è considerato uno dei tre sintomi-cardine dell’ADHD, insieme all’iperattività e alla disattenzione (apa, 1994).

Anche le difficoltà di concentrazione vengono menzionate da Still quando scrive che molti dei suoi casi clinici mostrano «un’incapacità fuori dalla norma di prestare un’attenzione sostenuta nel tempo» e che «sia i genitori che gli insegnanti hanno rilevato questa caratteristica considerandola inusuale» (Still, 1902, p. 1166).

still6Al di là di queste concordanze non si può non notare che per quanto alcuni dei bambini da lui osservati presentassero i sintomi di quello che ora definiremmo un disturbo da deficit d’attenzione altri presentavano (anche) disturbi decisamente più gravi. I suoi casi clinici, per dirla con Conners, «coprivano l’intero ambito dei disturbi esternalizzanti del comportamento» (Conners, 2000).

Still descrive bambini che «sembrano divertirsi a tormentare altri bambini, ad esempio gettando i loro giocattoli nel fuoco, bambini che rubano o mentono compulsivamente con una straordinaria insensibilità per ogni forma di punizione, bambini che manifestano crudeltà nei confronti degli animali e una completa mancanza di affetto anche nei confronti dei propri genitori» (Still, 1902, p. 1081).

still5Per quanto quindi Still possa aver descritto incidentalmente anche alcuni casi di ADHD, o per quanto la maggior parte dei casi da lui descritti possa aver avuto anche i sintomi di un disturbo da deficit d’attenzione, è altrettanto indubbio che, almeno rispetto ai criteri nosografici contemporanei, non fosse riuscito del tutto a isolare questa sindrome da altre affini e concomitanti.

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