L’esistenza, le cause e i trattamenti per l’ADHD: tre problemi distinti | Adult Adhd
Il disturbo da deficit d'attenzione negli adulti
L’esistenza, le cause e i trattamenti per l’ADHD: tre problemi distinti

magritte8Uno dei principali problemi del dibattito pubblico sul disturbo da deficit d’attenzione è la confusione di tre questioni che sono e debbono rimanere distinte.

Il primo problema è se l’ADHD “esista”, o se sia un “vero” disturbo. Da questo punto di vista è necessario ribadire che l’ADHD ha lo stesso grado di “esistenza” di un qualsiasi altro disturbo psichiatrico e forse un grado di esistenza persino maggiore, per la sua forte caratterizzazione in senso neurobiologico (neuroanatomico e neurofisiologico).

I disturbi psichiatrici sono in parte costrutti culturali e in parte costellazioni di sintomi (dette sindromi) che tendono a ricorrere congiuntamente. Se l’ADHD è definito come coesistenza di impulsività, iperattività e difficoltà di concentrazione in misura tale da comportare una compromissione significativa, e in assenza di spiegazioni alternative, in questo senso l’ADHD esiste nello stesso modo in cui esistono il disturbo bipolare a cicli rapidi, la distimia, il disturbo di conversione o un qualsiasi altro disturbo elencato nel DMS-V.

magritte6Non c’è quindi ragione per ritenere che l’ADHD “non esista” più di quanto non ci sia ragione di ritenere che non esista la depressione maggiore o il disturbo narcisistico di personalità. Chi dubita dell’esistenza dell’ADHD con ogni probabilità confonde “il problema dell’esistenza” con gli altri due problemi che tratteremo in seguito: quello delle cause dell’ADHD e quello del trattamento più appropriato.

In altri termini, o si estende la critica all’esistenza di tutte le sindromi psichiatriche (una strada già percorsa senza troppa fortuna dagli antipsichiatri negli anni ’70) o si deve coerentemente accettare che l’ADHD non è diverso da qualsiasi altro disturbo .

magritte3Il secondo problema è quello dell’origine dell’ADHD. Molti convengono sull’esistenza di una serie di sintomi che possiamo chiamare (o meno) ADHD ma ritengono che abbiano una spiegazione di tipo psicologico o ambientale, e che siano di natura transitoria e reversibile.

Relativamente al primo punto si sta affermando un modello interazionista secondo il quale l’ADHD è sia un disturbo di origine ereditaria sia un portato di precoci influenze ambientali. Affinché vi sia il decorso sfavorevole che chiamiamo disturbo da deficit d’attenzione dovrebbero essere presenti entrambi i fattori (una predisposizione biologica e un ambiente, in senso lato, non ottimale).

Questo modello può apparire sconcertante ma è quello attualmente in auge per molti disturbi mentali (tra cui ad esempio la schizofrenia): l’idea è che i geni portatori di un disturbo si attivino solo in determinate condizioni, secondo il principio dell’espressività genetica.

Rene Magritte, 1967Ma a prescindere da come la si pensi in merito (il dibattito è ancora aperto) il problema della reversibilità del disturbo è un problema ancora distinto. Dire che l’ADHD è in parte dovuto a una specifica predisposizione biologica e in parte a precoci influenze ambientali non vuol dire né che “non esista” né che possa essere risolto una volta risolti i problemi che lo hanno determinato. Le precoci influenze ambientali (parliamo dei primissimi anni di vita) si iscrivono nei circuiti cerebrali e danno luogo a specifici deficit (neuroanatomici e neurofisiologici) che rimangono relativamente stabili nell’arco di vita.

La tesi interazionista, a sua volta, non va confusa con la tesi semplicistica secondo la quale i bambini con ADHD soffrirebbero semplicemente di “stress psicologico”. Quest’ultima teoria non tiene conto infatti di un’ovvietà: se i sintomi si risolvono al risolversi della situazione non siamo in presenza di ADHD. L’ADHD è definito infatti proprio dalla persistenza nel tempo al variare dei contesti.

Il terzo problemmagritte9a (che viene spesso confuso con gli altri due) è quello relativo al trattamento. Questa questione è quella che divide la maggior parte degli “oppositori” dell’ADHD dai suoi “sostenitori”. Molte persone sono contrarie per una varietà di ragioni (alcune delle quali, in parte, se non condivisibili, quanto meno comprensibili) alla prescrizione di psicofarmaci a bambini. Ma questo problema è concettualmente distinto (e tale deve rimanere) sia rispetto alla questione dell’esistenza dell’ADHD che a quella relativa alle sue cause.

Al contrario, molti di coloro che si oppongono alla prescrizione di sostanze psicotrope (spesso con toni scandalistici e sensazionalistici) si spingono fino ad affermare che l’ADHD non esiste e che se esiste può essere facilmente risolto intervenendo sulle sue cause (di norma: l’inadeguatezza del sistema scolastico, dei genitori, etc.).

magritte5Abbiamo visto tuttavia come queste due tesi non abbiano alcun fondamento. L’ADHD ha lo stesso “grado di realtà” degli altri disturbi mentali ed è caratterizzato da una relativa stabilità nel tempo (e in una proporzione variabile tra 1/2 e 2/3 dei casi persiste anche in età adulta, e questo a prescindere dai trattamenti o dai non trattamenti messi in atto). 

Se si è quindi contrari, per qualsiasi ragione, all’assunzione di psicofarmaci è bene ricordare che, in fatto di salute, la Costituzione tutela le libere scelte di chiunque. L’art. 32 recita infatti: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Nessuno è costretto quindi ad alcun trattamento e le “prescrizioni” del medico possono essere ignorate (in modo più o meno responsabile) se confliggono con i propri valori e le proprie convinzioni. Quello che non può essere ignorato tuttavia, pena la confusione concettuale, è che abbiamo a che fare con tre problemi distinti, e che tali devono rimanere: l’esistenza dell’ADHD, le sua cause e i trattamenti più adeguati per farvi fronte.

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